Palazzo Farnese

Il Palazzo Farnese, progettato dal Vignola nel 1561, con l’estinzione della Famiglia Farnese e dopo il trasferimento nel 1734 di Carlo di Borbone a Napoli, cade in un toltale stato di abbandono aggravato dal saccheggio del 1803 da parte delle truppe napoleoniche.

Trasformato in caserma passa sotto la competenza del Demanio militare e alla fine del secondo conflitto mondiale viene occupato da senza tetto e sfollati. Solo negli anni Sessanta inizia il suo recupero che, nel 1965, con la costituzione dell’Ente per il restauro di Palazzo Farnese, riceve un forte impulso, grazie anche al contributo del Ministero per i Beni Culturali, del Comune di Piacenza, della Regione Emilia Romagna, dell’Amministrazione provinciale e di diversi Istituti di credito e sponsor privati.

Nel gennaio 1977, grazie all’allestimento del secondo piano, diventa sede dell’Archivio di Stato di Piacenza. Con una sede così prestigiosa, si realizza il progetto accarezzato dal podestà Barbiellini Amidei nel 1927 che prevedeva di adibire parte del complesso farnesiano – visconteo (Palazzo e Cittadella) ad archivio (e museo) storico della città, tentativo decaduto per la rimozione dell’ingombrante gerarca.

Il merito dell’operazione portata a termine con successo giusto 50 anni più tardi spetta a Piero Castignoli e ad Alberto Spigaroli, già Sindaco di Piacenza, Senatore della Repubblica e Sottosegretario del primo Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, dal dicembre 1974 al novembre 1976.

Il quadro fu completato nel 1978 quando l’Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia Romagna, su incarico del Comune, curò il progetto per la destinazione a Museo Civico degli altri due piani fuori terra del palazzo e degli edifici della Cittadella. Infatti oggi il Palazzo Farnese, oltre ad ospitare l’Archivio di Stato, è la più importante sede espositiva della città di Piacenza e i suoi “Musei” contano numerose sezioni.

Nel 2015 l’immobile denominato Palazzo Farnese è passato dal demanio statale a quello comunale grazie a un accordo con l’Agenzia del demanio e all’Archivio di Stato è stato garantito il regime di comodato gratuito sino al trasferimento definitivo del medesimo ad altra sede.

Storia del palazzo

La costruzione di Palazzo Farnese, dovuta alla volontà di Margherita d’Austria, moglie di Ottavio Farnese e figlia di Carlo V, avviene ai margini della città verso nord, non lontano dalle rive del Po, dove sorgeva la Cittadella viscontea, un castello, in parte tutt’oggi visibile, fatto edificare da Galeazzo II Visconti del 1352.

Il progetto, datato 1561, è di Jacopo Barozzi detto il Vignola, architetto legato alla casa farnesiana. La fabbrica vignolesca, affidata ai mastri murari Giovanni Bernardo Dallavalle, Giovanni Laverzari e Bernardo Panizzari, detto il Caramosino, procede alternando periodi di intenso lavoro a ripetute sospensioni. L’impresa, finanziata dalla municipalità piacentina, si arresta nel 1602. La parte del palazzo effettivamente costruita corrisponde a meno della metà dell’edificio ideato da Vignola e manca di molti elementi decorativi previsti, come si può notare osservando il modello ligneo eseguito nel 2004 ed esposto nelle sale del Museo Civico.

Con l’estinzione dei Farnese i loro beni passano ai Borbone e nel 1734 Carlo di Borbone, diventato re di Napoli, trasferisce nella nuova reggia napoletana i quadri e gli arredi del palazzo piacentino.

Ultimo aggiornamento

13 Marzo 2024, 22:30