LA DONNA NELLA RESISTENZA

Data:
17 Aprile 2026

LA DONNA NELLA RESISTENZA

Archivio di Stato di Piacenza secondo piano di Palazzo Farnese – Giovedì 23 aprile alle ore 17,30

In occasione della Festa di Liberazione del 25 aprile e dell’Ottantesimo anniversario del voto alle donne., proiezione del film documentario di Liliana Cavani con introduzione di Francesca Brignoli – .

Fotogramma del Film di Liliana Cavani
Donne nella Resistenza

Liliana Cavani, la storia, la Resistenza

L’attività di Liliana Cavani si confronta sin dagli esordi con il Novecento e il fenomeno cruciale del totalitarismo: dirige per la RAI Storia del Terzo Reich (1961), film di montaggio per il quale utilizza pellicole, in parte mai sbobinate, fatte appositamente arrivare dalla Biblioteca di Washington, Parigi, Germania Ovest: i materiali rappresentano per lei una sorta di rivelazione, un incontro scioccante. Affermerà che deve alla visione di quelle immagini (le adunate, la guerra, i bombardamenti, i campi di sterminio) la definitiva consapevolezza di quanto accaduto in Italia e in Europa quando lei era bambina. Sempre per la televisione di stato dirige quindi L’età di Stalin (1962), Il giorno della pace (1965), Philippe Pétain. Processo a Vichy (1966). Tra i lavori spicca, anche per la presa di posizione evidentemente femminista (seppur non dichiarata) La donna nella Resistenza (1965). Il “corpo a corpo” dietro la macchina da presa tra Cavani e le “sue” resistenti diventa il primo documento dedicato esclusivamente all’esperienza delle donne italiane nella lotta al nazifascismo. Il lavoro, che non ha alcun carattere di celebrazione ufficiale, è un’operazione decisamente antiretorica. Al centro le diciotto protagoniste: donne del popolo, operaie e contadine, intellettuali, borghesi e tutte, per scelta precisa della regista, non conosciute (tranne due significative eccezioni: Ada Prospero Gobetti e Tina Merlin) o note solo nei più ristretti ambienti di ex partigiani. Ricorda Cavani: «Sono madri, mogli, figlie e sorelle che hanno partecipato alla guerra partigiana perché provocate da ingiustizie e violenze subite dai loro uomini. Altre che individualmente hanno scelto la clandestinità e la lotta come frutto di una reazione inevitabile, intellettuale ma anche semplicemente istintiva, personale e indipendente. Mi andava di fissare sulla pellicola le donne che avevano combattuto». Nei quarantacinque minuti dell’inchiesta – la cui forza, anche visiva, resta tutt’oggi intatta – scorrono serrati i racconti in prima persona delle partigiane, che parlano delle ingiustizie subite, ricordano le azioni di lotta, il dolore per le uccisioni di persone care, e ancora le visioni di morte, le esperienze di prigionia, le torture subite.

Liliana Cavani (Carpi, 1933) è figura di primo piano della storia del cinema e della cultura europea. Prima regista donna a ricevere il Leone d’oro alla carriera (nel 2023), è autrice di cortometraggi, documentari, inchieste, film. Ricca anche la sua carriera di regista di opere liriche nei più importanti teatri del mondo. Il portiere di notte, Al di là del benee del male e Francesco i titoli più noti di un corpus coerente per originalità d’ispirazione e audacia immaginativa. Il portiere di notte – riflessione sul nazismo che diventa analisi dell’amore come luogo psichico assoluto – è il capitolo più altisonante di una carriera dalla spiccata vocazione cosmopolita, per contenuti, scenari, territori storici e culturali attraversati, ravvisabile anche nelle combinazioni produttive dei suoi film, in cui dirige cast internazionali (da Lou Castel a Pierre Clementi a Dirk Bogarde, da Charlotte Rampling a Erland Josephson, da Marcello Mastroianni a Claudia Cardinale, Burt Lancaster, Mickey Rourke, John Malkovich). La sua opera è la ricerca inesausta attraverso il mistero e il bisogno dell’esserci, dove protagonisti onerosi si spostano dentro e fuori le mura della storia e del tempo. Un’antropologia di eroi antieroici esseri umani normali che si confrontano con il mondo e scelgono di immergervisi, trasformandosi e cercando di trasformare il reale con la forza delle proprie idee e del proprio sentire, dimostrando coi fatti la validità delle loro idee. Come fanno le “sue” partigiane dell’inchiesta “La donna nella Resistenza” del 1965.

Francesca Brignoli si laurea in Lettere con tesi in storia e critica del cinema; entra nella Pubblica Amministrazione ma prosegue da indipendente a occuparsi di cinema: partecipa a convegni, firma articoli, saggi, volumi su protagonisti e tematiche del cinema. Dal lavoro di tesi, dedicato agli -allora- due film su San Francesco diretti da Liliana Cavani, sviluppa un percorso che la porta ad approfondire tutta l’opera della regista carpigiana, alla quale dedica, tra l’altro, la monografia Liliana Cavani. Ogni possibile viaggio (2011). è autrice della voce dedicata alla cineasta nell’Enciclopedia Francescana di Treccani (2025). Ha affrontato inoltre il rapporto tra l’opera di Cavani e la Resistenza in occasione di convegni (l’ultimo nel 2024 “La Resistenza delle immagini. 80 anni di cinema e Resistenza”, organizzato dall’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza di Torino). Ha curato per il Festival della Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo, mostre dedicate ai materiali conservati nell’Archivio professionale di Liliana Cavani del Comune di Carpi. Tiene corsi e laboratori nelle scuole (e presso la Casa circondariale di Pavia). Si occupa di attorialità (tra gli altri Charlotte Rampling, Mickey Rourke, Marylin Monroe, Ingrid Bergman). Tra i volumi: Quarto potere, con N. Lodato, 2012; Il cinema arte dei corpi, con M. Veronesi, 2019). Dal 2020/21 è docente a contratto presso il Corso di Laurea Magistrale in Scritture e progetti per le arti visive e performative dell’Università di Pavia.

Ultimo aggiornamento

4 Maggio 2026, 12:10