Giornata di studi in onore di Piero Castignoli: contributi

Auditorium Santa Margherita della Fondazione di Piacenza e Vigevano – Via Sant’Eufemia, 12 – Piacenza, 16 maggio 2008 – Giornata di studi.

(Vai alla pagina di presentazione dell’evento)

Saluti delle autorità

  • Mons. Ponzini, Diocesi di Piacenza-Bobbio (contributo audio)
  • Pietro Tansini, assessore al Bilancio e alle risorse della Provincia di Piacenza (contributo audio)
  • Paolo Dosi, assessore alla Cultura del Comune di Piacenza (contributo audio)
  • Vittorio Anelli, presidente dell’Associazione Amici del Bollettino Storico Piacentino (contributo audio)
  • Gian Paolo Bulla, direttore dell’Archivio di Stato di Piacenza (contributo audio)

PIERO CASTIGNOLI, UNA VITA TRA ARCHIVIO E STORIA

di Gigliola Soldi Rondinini

La produzione storiografica di Piero Castignoli è molto ampia, soprattutto in relazione a una persona impegnata per molti anni nella direzione di un archivio, con tutto quello che la burocrazia inerente comporta, e riguarda vari settori e tematiche. Mi sono interessata personalmente degli scritti politico-istituzionali, e, dopo una breve introduzione sulla “memoria storica”, il suo significato e sulla storiografia degli anni Cinquanta, ne ho iniziato l’analisi cominciando dagli studi storici propriamente detti degli anni Settanta, che sono il maggior numero di quelli esaminati, per passare quindi alle edizioni di fonti, in particolare Il Registrum Magnum e il Parvum, l’Anonimo del Chronicon Placentinum, Giovanni Codagnello, ma anche qualche altra poco nota al pubblico come i Mores civium Placentiae da lui tradotti in italiano, fonti, ove possibile, corredate dalle biografia dei cronisti e delle loro famiglie, per finire quindi coi saggi sul notariato, un altro dei temi in cui C. appare particolarmente versato. Quale considerazione finale si può dire che siamo in presenza di ricerche ben impostate e condotte sulle fonti con lineare giudizio, senza indulgere, a indirizzi storiografici, ben conosciuti dal punto di vista teorico, ma spesso ideologicamente impostati.

Gigliola Soldi Rondinini, professore ordinario fuori ruolo di Storia medievale nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università delgi Studi di Milano, è autrice di numerosi lavori di storia lombarda; rivolge in prevalenza il proprio interesse all’analisi delle strutture economico-sociali e delle istituzioni dello stato principesco; dirige la “Nuova Rivista Storica”, oltre a essere membro di varie società storiche italiane.

ERESIE, FRANCESCANESIMO, VITA POLITICA A PIACENZA DURANTE IL PERIODO MEDIEVALE E MODERNO: PIERO CASTIGNOLI E LA STORIA RELIGIOSA

di Pierre Racine

Tra i diversi campi affrontati da Piero Castignoli, la storia religiosa ha avuto un ruolo particolare e le sue ricerche si sono incentrate sia sul periodo medievale che moderno. Allorché la città era alle prese colle eresie durante il Duecento e cominciava ad infuriare la lotta tra guelfi e ghibellini, si insediarono gli Ordini Mendicanti, specialmente i Frati Minori di S. Francesco, chiamati ad avere la loro parte nel governo della città. La costruzione a Piacenza della chiesa dedicata a S. Francesco ha avuto una storia particolare nel mezzo dei disturbi politici che si sono sparsi nella città, e che fanno parte della lotta tra guelfi e ghibellini.

Piero Castignoli non ha mai mancato di sottolineare le relazioni tra il fatto religioso e il fatto politico, come si può vedere nello studio su Giovanni Musso e il suo ghibellinismo. I suoi più recenti saggi sul protestantesimo e sull’Inquisizione illustrano infatti tanto la storia religiosa della società piacentina quanto il ruolo svolto dalla religione nella vita politica della città. Piero Castignoli è riuscito così ad inserire la storia religiosa negli avvenimenti politici che hanno segnato la storia della città sia nel periodo medievale che moderno.

Pierre Racine è professore emerito all’Università Marc Bloch di Strasburgo dopo aver insegnato alle Università Metz. E’ autore di una tesi di dottorato (Plaisance du Xe à la fin du XIIIe siècle, pubblicata a Lilla-Parigi nel 1979) e di diversi saggi relativi alla storia di Piacenza, alla storia dei Comuni italiani e dei traffici nel Mediterraneo. Cittadino onorario di Piacenza (1983), è il curatore del primo volume della Storia della Diocesi dedicato al Medioevo.

TRACCE ALTOMEDIEVALI NELL’APPENNINO PIACENTINO-PARMENSE: LE TESTIMONIANZE SCULTOREE

di Eleonora Destefanis

Il vasto territorio della diocesi di Piacenza in età altomedievale dispone, come noto, di una documentazione scritta di notevole consistenza per quanto attiene al periodo in esame, certamente una di quelle più cospicue dell’Italia settentrionale. Le attestazioni materiali, per contro, ancorché in crescente numero grazie alle acquisizioni recenti, derivanti da scavi archeologici e ricognizioni di superficie, sono ancora piuttosto scarse e spesso difficilmente riconducibili ad un quadro unitario di ampio respiro, per lo più rappresentate da contesti o materiali più o meno sporadici di ambito funerario. Il tentativo di integrazione delle fonti disponibili per la ricostruzione storica delle dinamiche insediative e di gestione del territorio in esame trova nelle presenze scultoree pre o protoromaniche un interessante contributo. I rilievi in pietra e, in misura minore, in laterizio, pertinenti in buona parte all’arredo liturgico e, in termini più ridotti, alla decorazione architettonica o alla segnalazione/monumentalizzazione di sepolture, forniscono, infatti, utili spunti di riflessione. Essi risultano concentrati soprattutto in relazione a: 1) monasteri di importanza diversa (regionale, come nel caso del cenobio di S. Paolo di Mezzano Scotti in Val Trebbia, piuttosto che decisamente sovralocale, come l’abbazia di Bobbio), ma comunque sempre incisiva sul territorio; 2) pievi, siano esse già attestate in età altomedievale, come nel caso di S. Antonino di Veleia – situazione tanto più interessante in rapporto agli sviluppi post-classici dell’antico nucleo urbano – e di S. Giovanni di Carmiano in Val Nure o ancora, già nell’antica diocesi di Parma, S. Lorenzo di Serravalle Ceno, oppure documentate soltanto a partire dal medioevo più inoltrato, come S. Giorgio di Vigoleno; 3) centri comunque siti nell’area di rilevanti nuclei plebanali – come S. Filastrio di Tosca di Varsi, nella zona delle potenti pievi altomedievali di Varsi e Casanova, in Val Ceno. I manufatti che si prenderanno in considerazione forniscono dati di interesse per la conoscenza non soltanto della realtà materiale degli enti ecclesiastici cui possono essere ricondotti, ma anche del territorio in cui questi ultimi si inseriscono, in rapporto all’organizzazione di un’articolata e composita presenza religiosa, alla realtà insediativa, alla viabilità e alle modalità di sfruttamento delle risorse.

Eleonora Destefanis  insegna Archeologia Medievale presso l’Università del Piemonte Orientale. Ha dedicato ampia parte dei suoi studi ai monasteri altomedievali in Friuli e in Emilia-Romagna, ove si è occupata del monastero di Bobbio e del suo territorio su cui continua a lavorare tuttora; contestualmente si è concentrata su realtà piemontesi, come l’abbazia cistercense di Lucedio e il priorato cluniacense di Castelletto Cervo. L’interesse per i materiali scultorei altomedievali, affermatosi in relazione all’importante raccolta bobbiese, su cui ha pubblicato alcuni studi (tra cui Materiali lapidei e fittili di età altomedievale da Bobbio, Piacenza, Tip.le.co, 2004), si è nel tempo esteso all’intero territorio della diocesi di Piacenza in età altomedievale, oggetto di un volume di prossima pubblicazione nell’ambito del Corpus della Scultura Altomedievale della Fondazione Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo di Spoleto. “Cose nuove e cose antiche”

Il Cassiodoro della biblioteca di S. Antonino a Piacenza( Vat. Lat. 1970 )

Di Marco Petoletti

Intendo presentare in tutti i suoi aspetti il ms. Vaticano latino 1970 che trasmette L’Historia tripartita di Cassiodoro, vergato nel sec. IX in Italia settentrionale e appartenuto come dimostra una nota di possesso e la presenza in antichi inventari, alla Biblioteca di S. Antonino di Piacenza.

A un’analisi della tradizione di manoscritti seguirà un approfondimento della storia di questo codice i cui margini sono arricchiti da un numero impressionante di postille marginali, depositate nel corso dei secoli proprio a Piacenza, con interessanti indicazioni storiche e aneddotiche ( si parla ad es. dell’annegamento nel Po di un monaco di S. Savino e della morte di Obizzo D. Este ).

Infine si cercherà di ricostruire i passaggi che portarono il bellissimo e prezioso volume dalla biblioteca piacentina di S. Antonino, alla biblioteca Apostolica Vaticana:se in fatti è stato già segnalato come il codice sia finito nelle mani di Tommaso Parentucelli, futuro papa Niccolò V, e per suo tramite sia dunque giunto sino a Roma, occorre soffermarsi sulle precedenti vicende come l’acquisto nel 13774 da parte di un intrigante personaggio gravitante intorno alla corte veronese degli Scaligeri, Leonardo da Quinto, bibliofilo e astrologo, che portò negli anni ’80 del Trecento i suoi libri a Venezia durante il rovinoso crepuscolo scaligero.

Marco Petoletti, ricercatore dell’Università Cattolica di Milano, nel 2006 ha identificato un manoscritto autografo di Giovanni Boccaccio, che riproduce gli Epigrammi di Marco Valerio Marziale (morto intorno al 104 d.C.), che l’autore di Certaldo ricopio’ nel 1362 durante il suo soggiorno napoletano.

IL NOTARIATO A PIACENZA NELL’ERA DI ROLANDINO DE’ PASSAGGERI: CAROTAGGI

di Ugo Bruschi

Al notariato piacentino sono stati dedicati, nel tempo, illuminanti studi, che hanno permesso di conoscerne le prassi, i modelli di riferimento e anche, in parte, i rapporti col potere. Restano, però, ancora importanti settori da indagare. In particolare, sino ad ora più trascurata è stata l’analisi della documentazione notarile privata della seconda metà del Duecento, ovvero proprio di quei decenni segnati da una particolare maturità scientifica dell’Ars Notaria in quanto, da un lato, si consolidano i risultati delle importanti trattazioni susseguitesi specie nel secondo quarto del secolo e, dall’altro, si impone il dominio della figura, discussa ed emblematica, di Rolandino de’ Passaggeri, il “principe dei notai”. La relazione ha lo scopo di sondare l’atteggiamento dei notai piacentini di fronte a questo contesto radicalmente rinnovato della professione del notaio. Stante la (evidente) vastità della documentazione notarile del tempo, questo obiettivo sarà perseguito soprattutto attraverso lo studio – appunto, un carotaggio – di un importante nucleo di documentazione di quei decenni, e la sua comparazione con riflessioni dottrinarie e formulari coevi o di poco precedenti. L’attenzione, in particolare, sarà rivolta agli atti rogati, nella seconda metà del Duecento, per il monastero piacentino di S. Sisto, pur senza dimenticare occasionali riferimenti ad altri nuclei (ad esempio, quelli relativi all’Ospedale di San Lazzaro).

Attraverso lo studio degli atti privati è possibile leggere in controluce non solo il modo in cui il notaio vedeva il proprio ruolo istituzionale, ma, ancor più, il suo rapporto con l’evoluzione culturale che, nei decenni in questione, la figura del notaio stava subendo, e, soprattutto, l’incidenza di questi fattori sulla veste giuridica assunta dai regolamenti di interesse che le parti private ponevano in essere. L’analisi della prassi notarile piacentina permette infatti di capire sino a che punto i diversi professionisti si mostrassero più o meno restii alla penetrazione dei dettami di un’Ars Notaria di alto valore, nonché di leggere in che misura l’assetto dei singoli negozi giuridici trasfusi negli atti assumesse, passando attraverso il notaio, particolari tratti caratteristici, a volte lontani da quelli disegnati dalla dottrina.

Ugo Bruschi (Piacenza, 1972), professore a contratto per l’area disciplinare di storia del diritto medievale, moderno e contemporaneo presso l’Università degli Studi di Bologna, Facoltà di Giurisprudenza, nonché diplomato in Archivistica, Paleografia e Diplomatica, affianca all’attività universitaria, didattica e di ricerca, il riordino di importanti archivi ecclesiastici. Ha focalizzato principalmente la sua attenzione sulla storia del notariato medievale. Tra le sue pubblicazioni si segnalano: La figura di Sant’Antonino nel millesettecentesimo anniversario del martirio: storia o leggenda?, Piacenza, 2004 e Nella fucina dei notai. L’Ars Notaria tra scienza e prassi a Bologna e in Romagna (fine XII-metà XIII secolo), Bologna, 2006 (Istituto per la Storia dell’Università di Bologna. Studi e Memorie per la Storia dell’Università di Bologna. Nuova Serie, 1).

ARCHIVI E MEMORIA LETTERARIA

di Claudio Vela

Al di là del concetto tradizionale di “archivio”, i cui documenti sono tra loro collegati da una relazione ‘oggettiva’, negli ultimi decenni si sono sempre più venuti sviluppando, fino, in alcuni casi, a istituzionalizzarsi, archivi di tipo diverso, tra i quali hanno ormai un ruolo centrale nell’attuale assetto culturale gli archivi letterari, atipici in quanto tra i documenti che li formano è attivo un vincolo solo ‘soggettivo’, quello che la volontà e le esperienze degli scrittori riflettono nelle loro carte e nei loro altri materiali di lavoro.

Una realtà, particolarmente vivace in Italia, che permette qualche riflessione sul rapporto, ricco di novità interessanti rispetto alla tradizione passata, che lega l’archivio alla memoria letteraria.

Claudio Vela è stato funzionario direttivo all’Archivio di Stato di Piacenza dal 1984 al 1990. Dopo un quinquennio all’Università di Trieste è passato dal 1995 all’Università di Pavia, dove attualmente è ordinario di FIlologia italiana alla Facoltà di Musicologia (sede di Cremona). Si occupa della tradizione dei testi della letteratura italiana, in particolare per quanto riguarda le origini, il Cinquecento e il Novecento. Ha pubblicato tra l’altro l’edizione critica dell'”editio princeps” delle “Prose della volgar lingua” di Pietro Bembo (Bologna 2001) e un testo poetico inedito del primo Duecento, il cosiddetto “frammento piacentino”, conservato all’Archivio Capitolare della Basilica di S. Antonino di Piacenza (nel volume “Tracce di una tradizione sommersa”, Firenze 2005.

“Nulla defensione data”. Il ruolo della difesa tecnica negli statuti comunali di Piacenza alla luce di un inedito processo della fine del XIII secolo.

di Emanuela Fugazza

Il giorno 30 dicembre 1293 il giudice Pietro de Gosalego, delegato del podestà di Piacenza, annulla la sentenza con la quale in prima istanza Bastardino, figlio di Guelfo de Andito, reo di tentata violenza carnale nei confronti di Rufina, figlia di Iacopo de Valerosa, è stato condannato al bando, alla pena capitale e al pagamento di una sanzione pecuniaria di mille lire piacentine. Detta decisione si fonda sul presupposto che nel corso del giudizio di primo grado all’imputato non è stato garantito il diritto alla difesa, in violazione delle norme degli statuti comunali. La sentenza in parola, ad oggi inedita, sembrerebbe assumere speciale rilievo sotto almeno due distinti profili d’indagine. Anzitutto, con i suoi ripetuti richiami agli statuti cittadini, essa consente di ricostruire parte dello ius proprium di Piacenza in un periodo precedente la più antica redazione statutaria superstite (1323). In secondo luogo, alla luce delle specificità propriamente processuali che vi sono documentate, la decisione in oggetto può reputarsi degna di interesse anche ai fini di indagini che investono specificamente la storia del processo penale nei decenni durante i quali, a cavaliere tra il XIII e il XIV secolo, nelle corti comunali si registra la lenta transizione da un modello di stampo accusatorio ad un modulo marcatamente inquisitorio.

Emanuela Fugazza, nata a Broni nel 1976, si è laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Pavia nel 2000. Successivamente ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Storia del Diritto Medievale e Moderno presso l’Università degli Studi di Milano discutendo la tesi di dottorato avente ad oggetto La legislazione statutaria di Piacenza, con particolare riguardo alla redazione inedita del 1323. Dal 1° settembre 2004 è titolare di assegno di ricerca presso il Dipartimento di Diritto Romano, Storia e Filosofia del Diritto della facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Pavia. Ha all’attivo le seguenti pubblicazioni: Gli Statuti di Garbagna. Attività normativa, autonomia e conflitti giurisdizionali in un feudo imperiale dell’Appennino, in “Rivista di Storia, Arte, Archeologia per le Province di Alessandria e Asti, CXVI.2 (2007), pp. 185-208; “In palatio episcopi, in pleno conscilio campana sonante congregato …”. Piacenza dalla città vescovile al “commune civitatis”: continuità e cesure, di prossima pubblicazione in “Bollettino Storico Piacentino”, CIII.1 (2008), pp. 3-33.

UN INEDITO AFFRESCO TRECENTESCO

di Antonella Gigli

Nell’ abside  dell‘Oratorio  di S. Giacomo di Podenzano, costruito verosimilmente nel XII sec. , modificato nel corso del seicento e parzialmente restaurato a partire dal 1993, sono stati trovati frammenti di un affresco devozionale molto interessante, che rappresenta una Madonna in Trono con un Bambino.

L’immagine, purtroppo, ancora oggi gravemente compromessa e lacunosa è stata consolidata, ma, nonostante siano affiorate tracce di altri particolari ed anche di altri affreschi, non si è preceduto alla rimozione delle ridipinture barocche.

Ciò che è possibile leggere oggi, è dunque, ben poca cosa rispetto  alla bellezza del grande affresco, che doveva decorare con altre immagini devozionali l’abside.

Ciò che rimane documentata tuttavia è una fattura di grande raffinatezza: i particolari del volto dolcissimo della Madonna, il tratto sottile del suo naso, la bocca preziosa e quasi corrucciata orientano verso la scuola Piacentina di fine Trecento, cosi sensibile al gusto della Corte  Viscontea.

La monumentalità del trono ed i preziosismi dei tratti somatici attestano forti legami soprattutto con Antonio De Carro, pittore attivo  tra la fine del Trecento ( 1360- 1421 c. ) e l’inizio del Quattrocento, ampiamente documentato a Piacenza già dal 1385 ed autore di numerose opere, la più importante delle quali, ora conservata al Louvre, era stata eseguita per il monastero di Santa Franca di Pittolo- Piacenza.

Antonella Gigli, direttrice dei Musei civici di Palazzo Farnese di Piacenza.

PER UN’EDIZIONE DELLA VERSIONE PIACENTINA DELLA VITA DI SANTA BRIGIDA DI SCOZIA

di Brian Møller Jensen

Il 1° febbraio Piacenza medievale celebrava la vergine irlandese, santa Brigida, con un ufficio divino in cui le nove lezioni raccontano la sua vita ed alcuni miracoli. Il testo latino originale è stato scritto dal monaco irlandese Cogitoso nel VII secolo (BHL 1457), ma nel mio intervento intendo analizzare la versione contenuta nel codice 62 della Biblioteca Capitolare del duomo di Piacenza, la prima parte del Santorale del lezionario piacentino del XII secolo.

A Stoccolma abbiamo costruito un programma di ricerca editoriale dove il mio incarico sarà quello di fare un’edizione critica di tutto il lezionario piacentino, cioè le circa 1350 carte del Temporale contenuto nei codici 60 e 61 e del Santorale dei codici 62 e 63. Rispetto al testo di Cogitoso la versione piacentina è stata abbreviata; mancano per esempio il prologo e le referenze all’Irlanda dell’ultima parte del testo. E’ stata modificata, invece, in relazione alla situazione piacentina e racconta nelle ultime due lezioni soltanto miracoli di ambiente piacentino, e specialmente relativi al molino costruito vicino al monastero ed alla chiesa di Santa Brigida.

La natura del lezionario esclude un’edizione critica tradizionale ed intendo presentare modelli editoriali per fare un’edizione appropriata e autentica del pieno lezionario, secondo me il terzo monumento medievale di Piacenza dopo Registrum magnum ed il Libro del Maestro.

Brian Møller Jensen (1948, Vodskov, Danimarca) è ricercatore presso l’Università di Stoccolma; dove collabora al progetto editoriale Ars edendi. Ha all’attivo diverse pubblicazioni tra le quali si segnalano: Liber Magistri, Piacenza, Biblioteca Capitolare c. 65. Commentario esplicativo. Explicatory commentary, Piacenza 1997; Tropes and Sequences in the Liturgy of the Church in Piacenza in the Twelfth Century. An analysis and an edition of the texts, New York 2002; Medieval Liturgical Texts in Italian Manuscripts, New York 2006; Benedikts Regel. Udgivet med dansk oversættelse og kommentar af Brian Møller Jensen, København 1998; M. Tullius Cicero, pro Caelio oratio. Latinsk text med svensk översättning, realia-kommentar och grammatisk kommentar, av Brian M. Jensen & Hans Aili, Stockholm 2005.

Per il censimento dei frammenti di codici dell’Archivio di Stato di Piacenza

di Anna Riva

Lo smembramento di codici e la loro utilizzazione come coperte di filze o registri sono fenomeni che acquistano particolare rilevanza nel corso del XVI secolo, con la sempre maggiore diffusione del libro a stampa al posto dei vecchi manoscritti.

Il ritrovamento di copertine pergamenacee non è sicuramente una scoperta di assoluta novità nel panorama archivistico italiano basti pensare agli esempi di Pavia, Udine, Massa Carrara, Pontremoli, Cremona. A Piacenza il personale dell’archivio si era preoccupato talvolta di annotare qualche ritrovamento, talaltra di salvaguardare qualche pezzo accantonato ed estrapolato da altri, ma solo una decina di anni fa è stata condotta una prima esplorazione dei fondi conservati alla ricerca di frammenti di manoscritti. Gianmarco Savi, infatti, ha esaminato gli Estimi farnesiani rurali, costituiti da denunce e rilevazioni delle persone e dei beni mobili e immobili, raccolte in occasione di tre estimi effettuati negli anni 1558, 1575, 1647, e ha identificato 6 libri per la messa dal XI al XIV secolo per un totale di 346 frammenti. Partendo dal lavoro di Savi si è esaminato tutto il fondo degli Estimi Farnesiani (Rurali., Civili e Mercantili) censendo tutti i frammenti. Qualche esempio di reimpiego di materiale manoscritto nel fondo Notarile è attestao anche prima della metà del secolo XVI, ma si tratta di pochi casi isolati perché fra i notai piacentini è comune nelle legature riutilizzare propri atti non più utili a fini amministrativi.

Anna Riva dopo essersi laureata in lettere presso l’Università degli Studi di Pavia si è occupata a lungo di temi legati alla storia della cultura e della scuola medioevale. In particolare ha dedicato i suoi studi alla biblioteca capitolare di Sant’Antonino di Piacenza pubblicando La biblioteca capitolare di S. Antonino di Piacenza (secoli XII-XV), Piacenza1997 e, più recentemente ha identificato i testi latini che sono copiati sul cosiddetto “frammento piacentino”, un testo poetico inedito dell’inizio del secolo XIII in Il Frammento piacentino: i testi latini, in Tracce di una tradizione sommersa. I primi testi lirici tra poesia e musica, Firenze 2006. Attualmente è funzionario dell’Archivio di Stato di Piacenza.

DOCUMENTI MEDIEVALI, TOPONOMASTICA E DIALETTOLOGIA PIACENTINA: SINERGIE E INTERAZIONI

di Andrea Scala

La conoscenza geolinguistica e storico-linguistica dell’area dialettale piacentina è ancora assai modesta e anche la toponomastica della provincia di Piacenza, seppur oggetto di alcuni ottimi studi, si presenta ancora come vastamente inesplorata. È chiaro che questi due filoni di ricerca non potranno essere indagati adeguatamente prescindendo dalle notizie fornite dalla documentazione archivistica medievale e moderna. L’interazione tra spoglio ed edizione dei documenti d’archivio e linguistica storica non va però solo a vantaggio di quest’ultima. Non di rado infatti per una retta interpretazione dei documenti d’archivio risulta indispensabile il contributo delle scienze linguistiche.

Andrea Scala è nato nel 1973 a Piacenza. Dopo la laurea in Lettere Classiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Glottologia e Filologia presso l’Università degli Studi di Milano. È stato ricercatore ospite presso l’Istituto di Linguistica dell’Università di Innsbruck e borsista CNR. Attualmente è ricercatore di Glottologia e Linguistica presso l’Università degli Studi di Milano (Dipartimento di Scienze dell’Antichità). I suoi interessi di ricerca e le sue pubblicazioni si incentrano soprattutto su tre filoni. La storia della lingua armena e delle interferenze con le lingue circonvicine, i dialetti degli zingari italiani di antico insediamento e la toponomastica piacentina.

DA UGO A TEDALDO. I VERTICI DELLA CHIESA PIACENTINA NEI PRIMI ANNI DEL CONFRONTO CON FEDERICO I (1162-1166)

di Ivo Musajo Somma

La resa di Piacenza a Federico I Barbarossa nel 1162 ebbe notevoli conseguenze dal punto di vista ecclesiastico. Il vescovo Ugo Pierleoni (1155-1166), che aveva un saldo legame con la sede apostolica, non accettò di aderire allo scisma sostenuto dalla corte imperiale e prese la via dell’esilio in Francia insieme a papa Alessandro III. Alla morte del presule si pose il problema di eleggere un successore, ma, poiché la città aderiva ancora ufficialmente allo scisma, l’elezione ebbe luogo a Cremona, città tradizionalmente filo-imperiale che, proprio nel 1167, aveva mutato il proprio orientamento politico con l’adesione alla Lega lombarda. A eleggere il successore di Ugo Pierleoni fu quindi il gruppo di ecclesiastici piacentini che si trovava in temporaneo esilio a Cremona: per la singolarità del contesto si trattò di un’elezione alquanto atipica, il cui esame presenta comunque elementi significativi per quel che concerne gli equilibri interni della diocesi. Il consenso degli elettori si concentrò su Tedaldo, il quale, nipote del vescovo Arduino di Piacenza (1121-1147) e canonico della cattedrale, era stato nominato nel 1147 arcidiacono piacentino. Il suo fu un lungo episcopato che si protrasse fino al 1192.

Ivo Musajo Somma (Piacenza 1972) dopo la laurea in Lettere presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, nel novembre 2000 ha iniziato il dottorato di ricerca in Storia medievale presso l’Università Cattolica di Milano. Dallo stesso anno ricopre l’incarico di cultore della materia in Storia medievale presso l’Università Cattolica di Milano. Collabora alla redazione della Storia della diocesi di Piacenza,. Dal luglio 2006 è assegnista in Storia medievale presso l’Università Cattolica di Milano. Al momento sta proseguendo, in particolare, le sue ricerche in merito al capitolo della cattedrale di Piacenza e alle elezioni episcopali piacentine (secoli XII-XIII), al fine di dare alle stampe una monografia su questi temi.

Ultimo aggiornamento

28 Febbraio 2024, 18:07